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8 agosto 2026 · 5 min di lettura

Controllo di vicinato: cosa si può e cosa non si può fare

Osservare e segnalare è pienamente legale. Fermare, inseguire, perquisire o pubblicare la foto di un “sospetto” non lo è. Dove passa esattamente il confine, e perché la parte sulla privacy è quella in cui si sbaglia di più.

È la domanda che arriva sempre per prima: il controllo di vicinato è legale? Sì, e non è nemmeno un’area grigia. Ma è legale entro confini piuttosto precisi, e quasi tutti i problemi seri nascono nel momento in cui un gruppo li supera senza accorgersene.

Il confine si riassume in una frase: si può osservare e segnalare, non si può intervenire.

Cosa dice la legge

Il riferimento principale è l’articolo 3, comma 40, della legge 15 luglio 2009, n. 94, che consente ai sindaci, previa intesa con il prefetto, di avvalersi della collaborazione di associazioni tra cittadini non armati per segnalare alle forze di polizia eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana.

Con la sentenza n. 226 del 2010 la Corte costituzionale ha dichiarato illegittima la parte della norma che estendeva quelle segnalazioni alle “situazioni di disagio sociale”, ritenendo che la materia rientrasse nella competenza delle Regioni. L’impianto restante è rimasto in piedi ed è quello su cui si reggono oggi i protocolli tra Comuni e Prefetture: cittadini non armati, che osservano e segnalano, coordinati dalle istituzioni.

Dietro c’è un principio costituzionale che spiega tutto il resto: la sicurezza pubblica è competenza esclusiva dello Stato. I cittadini possono collaborare, mai sostituirsi.

Cosa si può fare

  • Osservare ciò che accade nella via o dalla propria abitazione, e prestare attenzione a movimenti insoliti.
  • Annotare elementi concreti: orario, targa, modello e colore di un veicolo, direzione di marcia, numero di persone.
  • Chiamare il 112 quando la situazione lo richiede — ed è la cosa più utile che si possa fare.
  • Avvisare i vicini di ciò che si è visto, dopo aver allertato le autorità se necessario.
  • Installare telecamere sulla propria proprietà, purché inquadrino i propri spazi e non la via pubblica o la proprietà altrui oltre lo stretto necessario.
  • Partecipare agli incontri con Polizia Locale, polizia e carabinieri previsti dal protocollo comunale.
  • Esporre i cartelli del controllo di vicinato, quando autorizzati dal Comune.

Cosa non si può fare

  • Organizzare ronde o pattugliamenti. Girare per il quartiere in gruppo per “sorvegliare” non rientra nel controllo di vicinato ed è precisamente ciò che la legge non consente.
  • Fermare, inseguire, bloccare o perquisire una persona. Mai, per nessun motivo, nemmeno in flagranza apparente.
  • Portare armi o strumenti di difesa nell’ambito dell’attività del gruppo. La norma parla espressamente di cittadini non armati.
  • Chiedere documenti o giustificazioni a chi passa. Non esiste alcun potere di identificazione.
  • Istituire posti di blocco o presidi su strade e spazi pubblici.
  • Entrare nella proprietà altrui per verificare qualcosa, anche in buona fede.
  • Farsi giustizia da soli, in qualsiasi forma, comprese le minacce e le “visite” a chi si ritiene responsabile di qualcosa.

Vale la pena di ricordare un termine di paragone: nemmeno il personale della vigilanza privata — che è formato, autorizzato e in divisa — può fermare o perquisire una persona; deve chiamare le autorità. A maggior ragione non può farlo un residente.

Foto e video: dove si sbaglia più spesso

Questa è la parte che manda nei guai le persone in buona fede. Fotografare o riprendere per uso strettamente personale rientra in un ambito tutelato; diffondere quelle immagini a decine o centinaia di persone è un’altra cosa, ed è esattamente ciò che accade quando si posta la foto di uno sconosciuto in un gruppo di quartiere.

  • Non pubblicare volti riconoscibili di persone che non hanno commesso nulla di accertato.
  • Non costruire archivi o elenchi di “sospetti”: è un trattamento di dati personali a tutti gli effetti.
  • Evita i dettagli che rendono qualcuno identificabile anche senza foto, come l’indirizzo o il posto di lavoro.
  • Se hai ripreso qualcosa di rilevante, il destinatario giusto sono le forze dell’ordine, non il gruppo.

Il rischio non è soltanto una contestazione sul piano della protezione dei dati. Dare pubblicamente del ladro a una persona davanti a decine di destinatari può configurare diffamazione, e la circostanza che il messaggio fosse in un gruppo “privato” non protegge affatto: la diffusione a più persone è proprio l’elemento che la integra.

Il rischio più serio: sbagliare persona

Al di là delle conseguenze legali c’è un problema di merito, e va detto senza giri di parole. Un gruppo che segnala “una persona che non sembra del posto” non sta facendo sicurezza: sta facendo profilazione, quasi sempre su base etnica, e produce due danni insieme. Danneggia una persona innocente, e rende il gruppo inutile per chi dovrebbe usarne le informazioni.

Le forze dell’ordine chiedono descrizioni di comportamenti, non di aspetti: qualcuno che prova le maniglie delle auto in fila, che suona a più campanelli e si allontana, che sosta a lungo osservando gli ingressi. Un comportamento anomalo è un’informazione. L’aspetto di una persona non lo è.

Cinque domande prima di premere invio

  1. È un fatto che ho visto, o un’impressione che mi sono fatto?
  2. Se era una situazione seria, ho già chiamato il 112?
  3. Sto descrivendo un comportamento o sto descrivendo una persona?
  4. Ci sono volti, targhe o dettagli che rendono qualcuno riconoscibile?
  5. Lo direi allo stesso modo se la persona in questione stesse leggendo?

Se le risposte reggono, la segnalazione è utile. Se una sola non regge, quasi sempre conviene non inviarla.

Il confine, in una riga

Occhi aperti e telefono in mano: sì. Mani addosso, documenti, inseguimenti e gogna nel gruppo: no. È tutto qui, e un gruppo che rispetta questa riga non ha nulla da temere — e viene preso molto più sul serio dalle forze dell’ordine.

Se invece stai partendo adesso, la guida operativa è in come avviare il controllo di vicinato nel tuo quartiere.

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